Trapianto di rene: sfide e strategie di preservazione dell’organo

Giuseppe Remuzzi , Piero Ruggenenti , Camillo Carrara

Migliorare le modalità di conservazione degli organi prelevati  a donatori deceduti resta un obiettivo fondamentale  nel settore della medicina dei trapianti. Non solo.  Il crescente divario tra domanda e offerta di trapianto  ha indotto a espandere i criteri di selezione per la donazione  di organi al fine di aumentare il pool dei donatori disponibili.

Quando si tratta  di trapianti di organo  ogni progresso  dell’innovazione  tecnologica consente  alla scienza medica  di spingersi sempre più  avanti e di ottenere  risultati fino a oggi  impensabili.  In questo numero  della rivista  vi proponiamo i successi  del Centro Trapianti  di Bergamo entrando  nel merito del si   di perfusione  che li ha resi possibili

Per questa ragione, oggi si cerca di utilizzare sempre più organi che  un tempo sarebbero stati scartati per le loro caratteristiche. È il caso,  ad esempio, degli organi del donatore anziano, di quelli del donatore  in arresto cardio-circolatorio, oppure degli organi con tempi di  ischemia molto prolungati. In tale contesto, la modalità tradizionale di  conservazione dell’organo, che prevede l’immersione dello stesso in  una soluzione fredda con ghiaccio (conservazione statica), non è più  accettabile.  Negli ultimi anni si sono andati sviluppando nuovi sistemi di conservazione  degli organi, le cosiddette macchine da perfusione, che  sfruttano la circolazione di un liquido “arricchito”, sospinto da pompe  pulsatili simili alle camere cardiache, attraverso i vasi dell’organo. La  perfusione dell’organo ex vivo è una tecnica con molte potenzialità  poiché consente di garantire la pervietà dell’organo e la conservazione  del microcircolo, di fornire nutrienti e ossigeno, di monitorare e  valutare la qualità dell’organo durante il tempo della perfusione, e di  trattare e “manipolare” l’organo attraverso la somministrazione di particolari  terapie.

CENNI DI STORIA

A dispetto di quanto si possa credere, le  tecniche per il “ricondizionamento” degli  organi mediante perfusione con soluzioni  liquide sono state inventate molto  prima che la stessa procedura chirurgica  di trapianto diventasse comune pratica  clinica. Nel 1935, Charles Lindbergh, 


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