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L’approccio laparoscopico nella chirurgia d’urgenza

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Salvatore Errico
Coordinatore esperto in chirurgia mininvasiva, robotica e tecnologie avanzate - AORN Ospedale dei Colli, Monaldi - Napoli

La laparoscopia, nata nel 1987 per merito del chirurgo Mouret, consiste in un approccio chirurgico mininvasivo che riesce ad apportare notevoli vantaggi rispetto alla chirurgia open. In effetti, la “minima invasività” consente la riduzione dei tempi di recupero nel post-operatorio, la riduzione del dolore chirurgico e, di conseguenza, l’abbreviazione della degenza in ospedale. Oggigiorno, gli interventi laparoscopici sono estremamente frequenti e, talvolta, come nel caso della colecistectomia, sono considerati il “gold standard”. Più in generale, le indicazioni principali riguardano sindromi peritonitiche, sindrome occlusive e traumi addominali sia chiusi che aperti. Le più importanti controindicazioni sono costituite dall’età avanzata del paziente, dal suo stato generale notevolmente compromesso (politraumatismi, shock emorragico, shock settico) e dal sospetto di lesioni diaframmatiche.

La chirurgia d’urgenza resta una procedura ricca di insidie. In questo approfondimento indagheremo in particolare le controindicazioni legate agli interventi effettuati in laparoscopia, seguendo i nostri autori che descrivono per noi i risultati di uno studio condotto presso l’AORN Monaldi  

Alcune controindicazioni sono rappresentate dalle situazioni di urgenza, quali l’emorragia massiva ad eziologia sconosciuta, in cui la visione laparoscopica è notevolmente ostacolata e difficoltosa, costituendo di fatto una semplice e inutile perdita di tempo. Nel caso di occlusioni conclamate instauratesi da molte ore, la videolaparoscopia non è consigliata per i rischi legati sia all’introduzione dell’ago di Veress e dei trocars, sia alla manipolazione di anse notevolmente dilatate e, pertanto, più fragili. Nelle peritoniti, l’accesso mininvasivo non solo riesce a restituire una completa e ottimale visione della cavità addominale, ma permette anche di effettuare lavaggi e drenaggi mirati, evitando le complicanze annesse alla suppurazione della ferita chirurgica e al rischio di insorgenza di laparoceli.


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