COVID-19: due mesi di lotta nell’esperienza AIIC

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AIIChttp://www.aiic.it/
L’Associazione Italiana Ingegneri Clinici, fondata a Milano nel 1993, ha lo scopo istituzionale di tutelare la figura dell’Ingegnere Clinico contribuendo a diffondere i Servizi di Ingegneria Clinica all’interno delle aziende sanitarie come elemento di governo delle Tecnologie Biomediche.

L’ingegneria clinica è una di quelle professioni che hanno dovuto fare i conti fin dal primo giorno con la crisi pandemica da COVID-19. Proprio mentre l’Associazione Italiana Ingegneri Clinici stava mettendo a punto il programma definitivo del suo XX Convegno Nazionale previsto per maggio a Milano, è esplosa l’epidemia da SARS-CoV-2, con i primi casi (Codogno e la bassa-lodigiana) registrati nel weekend del 21-23 febbraio. Come ha reagito la comunità professionale di fronte a questa sfida imprevista?

In prima linea nella lotta al COVID-19 gli ingegneri si sono trovati a dover gestire una situazione senza precedenti. Come ha reagito la comunità professionale di fronte a questa sfida imprevista? Lo abbiamo chiesto ad AIIC che ci ha restituito la fotografia chiara di una situazione complessa in cui il tempo si conferma fattore dominante

LE TERAPIE INTENSIVE Come detto da subito e da più parti, il primo sforzo del SSN è stato quello di allestire nuove postazioni di terapia intensiva, ritenute (un po’ a ragione, un po’ come elemento di massima affidabilità) il maggior baluardo nella cura dei malati. Da subito l’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) ha richiamato l’attenzione sulle problematiche di approvvigionamento tecnologico. “Come professionisti stiamo contribuendo senza limiti di tempo e di impegno all’enorme sforzo che sta svolgendo il nostro Paese per fronteggiare la situazione creatasi con la diffusione del coronavirus”, ha affermato il presidente Lorenzo Leogrande in una dichiarazione nei primi giorni dell’emergenza, “La criticità attuale porta gli ingegneri clinici di tutta Italia, a offrire in questi giorni il massimo contributo per assicurare la possibilità di allestire nuove postazioni di terapia intensiva, rispondendo alle direzioni sanitarie, alle unità di crisi, agli specialisti clinici impegnati in prima linea”.


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