Una ‘no-fly zone’ per la radioterapia

Edgardo Contato , Giovanni Mandoliti , Giampaolo Montesi , Francesco Lucà

Chi lavora in radioterapia sa benissimo che questa è un trattamento salvavita e come tale dovrebbe essere garantito in tutte le strutture ospedaliere italiane per evitare viaggi della speranza e liste di attesa che possono condizionare i tempi di cura. Infatti è innegabile che ritardi nei trattamenti possono causare alterazioni delle probabilità di cura, e se non sempre di guarigione, spesso di prolungamento dell’aspettativa di vita e soprattutto della qualità della stessa.

In questo interessante articolo vi proponiamo l’esperienza della AULSS 5 ‘Polesana’ di Rovigo. Un resoconto dettagliato e approfondito del come sia stata gestita l’emergenza organizzando la Radioterapia oncologica in modo efficace e intelligente. Un’esperienza che sarà di certo spunto di riflessione per molti

Ciò premesso, nella conoscenza di tutti è chiaro che le terapie oncologiche e quindi anche la radioterapia, siano trattamenti che deprimono le capacità immunitarie e tale principio, in questo particolare momento di pandemia, deve essere visto in modo precipuo considerando i rischi dei pazienti oncologici.


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