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Descrivere o parlare di un fenomeno di attualità (di portata mondiale, per giunta) come quello della pandemia da SARS-CoV-2 non è semplice; la situazione è in continua evoluzione e soprattutto la “mappa del territorio” per noi sanitari è innegabilmente differente dal resto della popolazione nazionale. Come poter iniziare degnamente un articolo d’opinione sull’argomento? E come farlo da socio A.I.C.O.? Mi è giunto in soccorso un filosofo francese, Joseph Joubert, che disse “Cercando le parole, si trovano i pensieri”; ed allora ho pensato di partire dalle parole, evidenziandole in grassetto affinché anche un ipotetico lettore colga, come me, il filo che è lo sviluppo che lega la parola al pensiero. Partiamo allora dalla prima parola: storicità; è indubbio che questi tre mesi entreranno di diritto nei libri di Storia (con la esse maiuscola). Appare chiaro come la pandemia da SARS-CoV-2 ha cambiato il nostro vissuto ed il corso degli eventi: non solo nelle nostre famiglie, nei nostri luoghi di lavoro, ma anche nell’organizzazione sociale del Paese. Esistono interessanti parallelismi tra quella attuale e la pandemia da influenza spagnola del 1918-1919: è causata sempre da un virus; ha avuto un coinvolgimento mondiale, grazie alla globalizzazione (che all’epoca spostava milioni di uomini in armi dai vari continenti ai campi di battaglia europei e mediorientali); il trattamento e le cure non erano efficaci nel debellarla; ha richiesto quarantena e blocco delle attività in molti Paesi per un periodo più o meno lungo, in un mondo che stava iniziando a uscire dalla Grande Guerra (Laura Spinney; 1918.

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Francesco Silvestri
  • Francesco Silvestri