HTA dell’occlusione percutanea
dell’auricola sinistra nei pazienti
con fibrillazione atriale non valvolare
ad alto rischio tromboembolico

HTA dell’occlusione percutanea
dell’auricola sinistra nei pazienti
con fibrillazione atriale non valvolare
ad alto rischio tromboembolico

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La fibrillazione atriale (FA) a causa non valvolare rappresenta una delle aritmie più frequenti, interessando circa il 2% della popolazione generale, aumentando con l’età e con una prevalenza in crescita nel tempo [1]. La FA rappresenta un vero e proprio problema di sanità pubblica estremamente costoso. Globalmente, è infatti stimato un costo annuo per paziente di circa 3.000 € e, considerata la prevalenza, il carico sociale è enorme e pari a circa 13,5 miliardi di euro annui nella sola Unione Europea [2]. Per anni il trattamento standard per prevenire il rischio di ictus embolico nei pazienti con FA, è stato la terapia anticoagulante con inibitori della vitamina K per via orale (TAO); tuttavia, considerando i limiti di questa terapia (in termini di rischio emorragico, di interazioni farmacologiche e metaboliche, di controlli, di compliance), la percentuale di pazienti non trattati era piuttosto alta [3]. Anche l’introduzione degli inibitori diretti orali della coagulazione (NAO) non ha permesso di superare completamente i problemi di cui sopra. Poiché la maggior parte degli studi autoptici, ecocardiografici e intraoperatori indicano che il 90% dei trombi intracardiaci in corso di FA si formano in auricola sinistra (LAA) [4], l’introduzione dei sistemi di occlusione percutanea della LAA (LAAO) è parsa come un’interessante novità, in particolar modo in quei pazienti ad alto rischio tromboembolico. L’interesse per la LAA, residuo embrionale dell’atrio sinistro a morfologia variabile, risale agli anni ‘40 quando i chirurghi ne proposero la chiusura nei pazienti con patologia valvolare mitralica come profilassi al rischio tromboembolico.  

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Paola Colombo
  • Paola Colombo