I dispositivi di protezione individuali al tempo del coronavirus

I dispositivi di protezione individuali al tempo del coronavirus

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In questo periodo della nostra vita, stiamo assistendo a uno scenario sanitario che sta stravolgendo tutti. La comparsa nelle nostre vite di un virus che ha ancora molto di sconosciuto, ci sta ponendo di fronte a una serie di interrogativi cui non sempre corrispondono risposte certe. In particolare, il personale sanitario viene messo a dura prova da situazioni emergenziali quotidiane; la paura del contagio però non deve permettere a nessuno di noi in prima linea di sopprimere il forte desiderio di mettere in campo competenze, professionalità e dedizione.

Uno degli argomenti più discussi in questo momento è chiaramente quello legato alla sicurezza degli operatori che lavorano a stretto contatto con i pazienti COVID. In questo approfondimento, curato dal dott. Vincenzo Inglese, infermiere a Molfetta, entriamo nel merito di cosa si debba fare per lavorare al meglio proteggendosi adeguatamente

La consapevolezza è che la trasmissione avviene principalmente da persona a persona, a stretto contatto (< di 2 metri) e, per un tempo continuato prolungato (WHO 2020) (CDC 2020) per via aerea, attraverso le goccioline di acqua che trasmettono l’agente patogeno (droplet/ goccioline di flugge) generate parlando, tossendo o starnutendo (Chen, et al. 2020) (Zhao et al. 2020) (Zucco et al. 2020). Altro dato è che la maggior parte dei contagi siano avvenuti in contesti ospedalieri (Zhao et al. 2020) e che, le categorie più esposte, sono le persone a stretto contatto con i soggetti infetti (ISS 2020) quindi, gli operatori sanitari, che diventano a loro volta super diffusori. In presenza di pazienti COVID-19 positivi, resta quindi prioritaria la protezione viso-corpo-mani durante le manovre assistenziali con opportuni DPI (Dispositivo di Protezione Individuale).

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Vincenzo Inglese
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