I nuovi utilizzi della radioterapia nel tumore prostatico

I nuovi utilizzi della radioterapia nel tumore prostatico

.

Il tumore alla prostata resta ancora “sotto stretta sorveglianza” da parte della comunità medico-scientifica. Per una questione di numeri, innanzitutto, che mostrano una curva in costante crescita: 37.000 nuovi casi, attesi solo per il 2019, qualificando questa neoplasia come uno dei principali ‘big killer’ nel maschio. Il primo per diffusione, pari al 19% di tutte le diagnosi di tumore nei Paesi Occidentali, con interessamento in forma latente del 15-30% della popolazione maschile oltre i 50 anni. Numeri importanti riferibili non soltanto all’allungamento della vita media, stante che l’età avanzata costituisce uno dei principali fattori di rischio, infatti la componente ereditaria impatta soltanto sul 15% dei casi di tumore della prostata, ma soprattutto associati all’avanzamento scientifico: diagnostico da un lato, con il monitoraggio del PSA, ovvero il dosaggio nel sangue dell’antigene prostatico specifico, o strumenti di imaging quali Risonanza Magnetica, PET o TC che in entrambi i casi stanno consentendo la rilevazione di malattia ad uno stadio sempre più iniziale nell’ottica di prevenzione e/o diagnosi precoce, fino alla standardizzazione delle campagne di screening.

Dall’altro l’armamentario terapeutico che ha ampliato sensibilmente le opzioni di cura, permettendo in molti casi di eradicare o controllare meglio la malattia, rallentandone l’evoluzione fino a cronicizzarla in gran parte dei casi. Oggi i traguardi raggiunti consentono di potere intervenire anche e soprattutto negli stadi avanzati di malattia o recidivanti: quelli più critici e che di norma possono presentare maggiori difficoltà di cura. E a parlare sono ancora una volta i numeri: secondo i dati riportati da “I numeri del cancro in Italia 2019”, il ‘rapporto’ annuale redatto da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), la sopravvivenza a 5 anni degli uomini con tumore della ghiandola prostatica in Italia è pari al 92%, più elevata fra i pazienti giovani, con una forbice variabile da un massimo di 96,4% tra maschi di età compresa 65 e 74 anni a un minimo di 52,1% tra i pazienti più anziani, over 85, con una aspettativa in vita stabile dopo 1 e 5 anni dalla diagnosi di malattia, e una sopravvivenza del 90% a 10 anni.

Confronta gli annunci

Confrontare
Pier Carlo Gentile
  • Pier Carlo Gentile