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Se l’”acronimato” è da sempre foriero di innovazione, è altrettanto vero che la Radioterapia moderna è imperniata sulla Radioterapia guidata dalle immagini (IGRT). Questo perché sin dagli albori, lo scopo principale dei clinici e dei ricercatori è stato quello di perfezionare i trattamenti aumentando il cosiddetto “indice terapeutico”. Ed è proprio questo indice a guidare gli sforzi quotidiani ancora oggi poiché rappresenta la quantità di beneficio elargito in rapporto al potenziale danno da radiazioni. Se oggi riusciamo ad essere estremamente precisi nel deposito della dose al tumore, risparmiando i tessuti sani è perché, negli anni, si è andato a potenziare l’aspetto tecnico della conformazione del fascio (fasci più piccoli, più modulati e meno dose agli organi di rispetto). Il secondo passo è stato quello della riduzione dei volumi di trattamento, momento cruciale in cui la verifica della precisione nell’erogazione della cura diventa direttamente proporzionale alla quantità di espansione da fornire al volume tumorale bersaglio.

Più “risicati”, più contenuti, quindi forzatamente più precisi ed ecco che la Radioterapia viene guidata dalle immagini radiologiche acquisite in sede di trattamento. Si è partiti con le semplici radiografie scattate con il paziente sotto l’acceleratore lineare, ove i reperi ossei guidavano l’erogazione del trattamento con spostamenti che potevano arrivare fino al centimetro. Poi l’era moderna ha introdotto l’evoluzione della quale ancora oggi potenziamo e perfezioniamo le peculiarità: la Cone Beam Computed Tomography o “cone beam CT”, acronimo CBCT. La CBCT è una tecnica di imaging dove la sorgente compie un unico giro completo di 360 gradi intorno all’oggetto da esaminare, utilizzando un fascio conico con un detettore bidimensionale per produrre le immagini. Questa tecnica, accoppiata ad un acceleratore lineare, permette di acquisire una scansione TC di poche slices nei secondi che precedono l’erogazione della terapia. Dei sofisticati algoritmi di ricostruzione permettono poi di sovrapporre la CBCT alla TC precedentemente utilizzata per produrre il piano di cura e quindi la distrbuzione corretta della dose. Una volta sovrapposte le due immagini, le coordinate dello spostamento traslazionale sui tre assi e in alcuni casi anche rotazionale (se si usa un lettino di terapia a 6 gradi di libertà) vengono automaticamente inviate all’unità di terapia e al sistema di movimento remoto del lettino stesso che provvede a spostare il paziente nel punto esatto dove la dose deve andare a depositarsi. Dopo pochi secondi la terapia comincia ad essere erogata.

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Giovanni Mandoliti
  • Giovanni Mandoliti