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Non smetteremo mai di ripeterlo: la ricerca applicata alle tecnologie ‘sanitarie’ rappresenta un concreto valore aggiunto, un’opportunità per professionisti e pazienti. È esattamente questa la convinzione su cui la rivista eHealth, e voi lettori lo sapete bene, fonda il suo impegno a favore dell’innovazione e di una cultura del ‘sano investimento’. La tecnologia costa, inutile nascondercelo, ma è un ponte grazie al quale riusciamo a proiettarci in un futuro pieno di possibilità. Si tratta, in estrema sintesi, di mantenere un approccio aperto e guardare in prospettiva: quel che costa oggi si tradurrà in un’opportunità domani. Nulla di ‘nuovo’, direte voi, e avete ragione perché in noi ‘addetti ai lavori’ questa convinzione è oramai saldamente radicata, ma dobbiamo purtroppo ammettere, cari lettori, che l’opinione pubblica non la pensa, affatto, così. Gli scandali della malasanità, le inchieste giudiziarie, gli appalti sospetti e i concorsi poco trasparenti hanno contribuito a costruire l’immagine di un sistema sanitario ‘malato’, sprecone e inefficiente dove a farla da padrone sono i pochi che guadagnano tanto a discapito dei molti che restano (beffa nella beffa) senza servizi. Il sistema, a detta dei più, è marcio e quel che è peggio non ha alcun interesse a redimersi, arroccato piuttosto – giurano i soliti ‘bene informati’– nel titanico sforzo di conservare i propri privilegi. Luoghi comuni, certo, e chi lavora in questo settore sa bene che le eccellenze del nostro Paese sono invece molte e che, a fronte delle tante difficoltà (e delle immancabili mele marce) esiste un sistema sanitario sano e volenteroso, ma sapete come si dice: ‘vox populi, vox dei’. Che fare quindi? La ricetta è quella di sempre: favorire una buona informazione. A restituire un po’ di giustizia al nostro criticatissimo sistema sanitario ci sono fortunatamente esempi di giornalismo virtuoso, controcorrente. Testate che anziché cavalcare l’onda del dissenso (un format molto profittevole, bisogna ammetterlo) decidono invece di dare voce e spazio al volto sano della nostra Sanità. Per questo motivo ci piace salutare con favore iniziative giornalistiche come quella recentemente promossa dal noto programma televisivo ‘Le Iene’. Un programma seguitissimo da un pubblico generalista (il ‘populi’ di cui sopra), dove a farla da protagonista di un recente servizio sono stati gli investimenti virtuosi del nostro SSN: la telecardiologia di Bari, la UpToDate di Brescia (grazie alla quale si stima che i medici abbiano salvato ben 11 mila vite) e le tecnologie per non vedenti a Piacenza. Investimenti tecnologici che dimostrano che non dobbiamo avere paura di promuovere il finanziamento della Sanità, anzi, che è nostro preciso interesse incoraggiarlo. Bari, Brescia e Piacenza hanno mostrato il volto buono di un’Italia che funziona, che investe e che promuove una sana innovazione, ricordandoci anche che anche il ‘buono’ può fare notizia. Brave ‘Iene’, la rivoluzione del pensiero passa anche da qui.

Buona lettura.

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Maria Giulia Mazzoni
  • Maria Giulia Mazzoni