Il PNRR per un nuovo Rinascimento italiano

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Diciamolo senza paura: a fronte di molti problemi sul tavolo, forse per la prima volta dopo molto tempo, abbiamo anche tutte le carte in mano per vincere la partita. Questo è largamente il sentimento condiviso da chi lavora all’interno (e a latere) di un comparto sanitario, oggi, in piena trasformazione. Sulle ceneri di un evento pandemico che ha messo drammaticamente in evidenza i nostri limiti, abbiamo infatti (finalmente) trovato le risorse economiche per ripensare complessivamente il sistema, per migliorare quel che non funziona e per investire, virtuosamente, sul nostro futuro. Quattro lettere. Un acronimo che oggi è sulla bocca di tutti: PNRR. Soldi, per parlare chiaro, quelli che da anni sono stati croce (e alibi) per un immobilismo che ha finito con il cristallizzare le criticità e mortificare i punti di forza del nostro SSN. Oggi, il PNRR assegna infatti una quota importante di risorse alla sanità e si candida a divenire l’occasione giusta per un cambio di passo. Un’occasione, aggiungo, che non possiamo assolutamente permetterci di perdere, in primis perché non ce ne saranno altre. Ma attenzione a indugiare su vecchi schemi mentali: i soldi non vanno considerati una mera (e futile) iniezione di denaro corrente (o ci troveremo presto al punto di partenza). Queste risorse vanno piuttosto ‘investite’, non semplicemente ‘utilizzate’, a vantaggio di un ripensamento complessivo del sistema sanitario. Usiamo queste risorse, che finalmente abbiamo, per mettere in atto una mentalità rinnovata, che guardi al problema con un approccio nuovo. Condiviso. Lungimirante. Rivoluzionario. Smettiamo quindi di ripercorrere i vecchi schemi e inventiamone di nuovi, diamo voce e linfa a idee promettenti (ora che possiamo). Diamo vita, insomma ad un nuovo Rinascimento italiano. Possiamo. Dobbiamo. E il primo passo per farlo è guardarci indietro e capire dove abbiamo sbagliato. Su questo voglio fare mia la riflessione di Walter Ricciardi che partecipando al congresso SIMM (Società italiana di leadership e management in medicina) ha dichiarato a chiare lettere: “La pandemia non era un evento imprevedibile, ma abbiamo pagato l’incapacità della politica di recepire i segnali provenienti dalla comunità scientifica. Oggi – ha rincarato Ricciardi – è necessario che i leader della scienza e i leader della politica lavorino insieme, sul terreno comune dell’evidenza scientifica, come sta facendo l’attuale governo in Italia”. Continuare su questa strada quindi e lavorare assieme. Per il bene di tutti. Per un futuro migliore.

Buona lettura.

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Maria Giulia Mazzoni
  • Maria Giulia Mazzoni