Possono colpire a tutte le età, anche in culla, sebbene il ‘periodo oscuro’ per la maggiore insorgenza di problematiche per occhi e vista cominci intorno ai 50 anni e cresca con il passare degli anni, più esposti a sviluppare patologie dell’invecchiamento. Tra queste la degenerazione maculare senile o il glaucoma, patologie gravi che ‘rubano’ la vista, anche agli Italiani. Secondo il Rapporto ISTAT, “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia e nell’Unione Europea”, le gravi limitazioni visive colpiscono mediamente più del 2% della popolazione dell’Unione Europea dai 15 anni in su, con tassi che salgono al 5,6% verso i 65 anni, toccando picchi di quasi il 9% tra gli over 75 anni. In Italia un terzo dei senior soffre di limitazioni visive almeno moderate. Eppure nonostante questi ‘vistosi’ numeri manca una cultura alla prevenzione e cura della salute degli occhi: 7 italiani su 10 si ritengono informati sulle problematiche della vista, tuttavia meno della metà – 3 su 10 – adotta misure efficaci per limitarne l’insorgenza o per evitare la progressione della malattia qualora già in atto, con una ricaduta sensibile sulla salute pubblica e assistenziale che sarebbe contenibile. Secondo l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, la diagnosi precoce e il trattamento delle anomalie visive fin dalla nascita ridurrebbe del 50% i casi di cecità e si abbasserebbe del 75% l’incidenza di uno stato di malattia irreversibile negli adulti. Tanto più che la ricerca scientifica oggi ha messo a punto, a seconda della gravità della problematica approcci e soluzioni innovativi: dalla terapia genica, a protesi visive e trattamenti con cellule staminali anche per malattie attualmente incurabili.

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Josè-Alain Sahel
  • Josè-Alain Sahel