Mini-fegati realizzati in laboratorio: l’ultima frontiera dei trapianti

Mini-fegati realizzati in laboratorio: l’ultima frontiera dei trapianti

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L’Italia è una eccellenza in ambito sanitario, anche nel sistema trapianti. 43 Centri Trapianto, distribuiti sul tutto il territorio nazionale, in cui sono “attivi” 96 specifici e differenti programmi di trapianto di organi cui si aggiungono 19 centri regionali e interregionali che godono di tutti i requisiti necessari, secondo quanto disposti dalle autorità competenti, per l’attuazione di tutte le fasi del trapianto: da quelle organizzative, all’expertise dei professionisti e dell’équipe trapiantologica, all’alta tecnologia, attuando solo per l’anno 2019, 3.451 trapianti da donatore deceduto e 363 da donatore vivente. Eppure in questo panorama che sembra impeccabile, esistono delle ‘criticità’: prima fra tutte le liste di attesa, lunghe, indipendentemente dall’organo e dalla patologia per si è in attesa di trapianto, e pesanti dal punto di vita fisico e psicologico per tutte le implicazioni cui la pratica si associa, con un indiscusso impatto sulla qualità della vita del paziente, soprattutto nel periodo che separa la domanda di trapianto d’organi al ricevimento dello stesso. Implicazioni che ricadono anche sulla famiglia e sui caregiver. Lo attestano le stime riportate dal Sistema Informativo Trapianti (SIT) che contano solo per l’anno 2020 quasi 6.200 pazienti che attendano una donazione di rene, con un tempo medio di permanenza in lista di oltre 3 anni, e poco meno di 1.100 in lista, invece, per un trapianto di fegato, atteso per più di un anno e mezzo. Rene e fegato sono gli organi di cui in Italia il bisogno e la carenza sono maggiormente evidenti, anche in funzione delle svariate patologie che espongono al rischio di trapianto: dal tumore….

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Francesca Morelli
  • Francesca Morelli