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Il G.D.P.R., il Regolamento UE 2016/679 è stato attuato in Italia nell’agosto del 2018 e va a integrare la normativa nazionale del Codice della privacy del 2003; cosa comporta la sua entrata in vigore per i professionisti del comparto sanitario? Il G.D.P.R., pur non avendo stravolto la disciplina della protezione dei dati personali in ambito sanitario, ha tuttavia dettato alcune – anche significative – innovazioni. La necessità della sua emanazione è derivata dalla progressiva evoluzione del concetto di privacy alla luce dei continui mutamenti indotti dal progresso tecnologico e informatico. Pertanto è chiaro che, in una materia delicata com’è quella del trattamento dei dati sanitari, il legislatore europeo abbia dedicato particolare attenzione alla salvaguardia del diritto alla tutela dei dati personali, che è stato elevato a diritto fondamentale di ciascun individuo. Com’è noto, il G.D.P.R. – che è un Regolamento e non una mera Direttiva – si applica direttamente negli Stati membri dell’U.E., i quali sono intervenuti con atti normativi interni solo per abrogare eventuali norme nazionali in contrasto con la nuova disciplina e integrare alcuni aspetti che sono stati lasciati alla discrezionalità del legislatore statale. In Italia, il 10 agosto 2018 è stato approvato il decreto legislativo n. 101/2018, che è entrato in vigore il 19 settembre 2018 e non ha abrogato il “vecchio” Codice della privacy (d.lg. n. 196/2003), limitandosi a modificarlo per armonizzare la normativa nazionale alle nuove disposizioni europee. Tra le maggiori novità introdotte dal Regolamento deve essere segnalato l’obbligo di tenere i Registri delle attività di trattamento, deputati…..

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Gabriele Chiarini
  • Gabriele Chiarini