Scacco matto (al passato), in dieci mosse

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Dieci proposte operative e tre fattori abilitanti per mettere in pratica con successo la Missione Salute del PNRR e sostenere il SSN, duramente colpito da una pandemia che ne ha indubbiamente messo in evidenza criticità e spazi di miglioramento. Questo, in sintesi, il lavoro promosso da un gruppo di studiosi di economia, management e politiche sanitarie, appartenenti a sei università: Università Bocconi, Politecnico di Milano, Università Cattolica, Università di Torino, Università di Roma ‘’Tor Vergata’’ e Scuola Superiore Sant’Anna. Un lavoro attento, analitico e dettagliato, che prende le mosse dall’esigenza (condivisa e condivisibile) di mettere mano ad un sistema che può, e deve, rispondere a rinnovate esigenze organizzative e funzionali. “Il PNRR – ha opportunamente precisato Francesco Longo dell’Università Bocconi nel corso della presentazione del lavoro del team – è un documento di alta visione e di allocazione di importanti risorse di investimento per il SSN che devono garantire valore entro cinque anni. La partita attuativa è, quindi, appena iniziata e durerà cinque anni: un tempo breve in cui occorre definire la progettazione esecutiva per ogni misura, costruire pianificazioni regionali e attuare le politiche nelle singole aziende sanitarie locali”. Come abbiamo già detto: un concetto di fondo condiviso e condivisibile. Ma la partita è ancora tutta da giocare ed è tutt’altro che semplice. Gli interventi sul SSN, oltre a migliorarne l’efficacia e l’efficienza, dovranno infatti avere, come sottolinea Giuseppe Costa dell’Università di Torino, “un ruolo determinante nel diminuire le disuguaglianze di accesso al sistema salute”. Una spina nel fianco del nostro sistema. Ma veniamo al lavoro degli esperti. Quali sono i dieci punti chiave? L’intervento è ad ampio raggio e parte da un rafforzamento infrastrutturale della medicina generale al potenziamento della presa in carico dei pazienti, passando per la razionalizzazione della rete ambulatoriale territoriale, l’uniformazione delle dotazioni nelle strutture intermedie tra le regioni e un cambiamento di skill mix tra medici e professioni sanitarie. Ma il decalogo prevede anche il riformare il sistema di sanità pubblica adottando un approccio “one health” alla salute, garantire l’autosufficienza a domicilio in forma integrata con il sistema di welfare, promuovere la competenza clinica nella rete dei piccoli ospedali, rinnovare le infrastrutture dei grandi ospedali cambiandone logistica e aumentandone flessibilità e sostenibilità e (non ultimo) modernizzare e rendere efficiente il parco tecnologico degli ospedali. Il futuro del SSN dipenderà però anche, precisano gli esperti, dalla messa in opera di tre fattori strategici abilitanti: ricerca e innovazione, trasformazione digitale e capacity building. Condiviso e condivisibile, a cui ci auguriamo si aggiunga (presto) ‘fattibile’.

Buona lettura. 

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Maria Giulia Mazzoni
  • Maria Giulia Mazzoni