Studio di valutazione
della procedura di gestione
dei cateteri venosi
periferici

Introduzione

I cateteri venosi periferici (CVP) sono dispositivi che permettono il collegamento tra la superficie cutanea e una vena del circolo periferico; essi sono comunemente utilizzati nella pratica clinica ospedaliera per la somministrazione di farmaci, sangue e suoi derivati. Inoltre, sono i dispositivi di accesso vascolare più usati nella pratica clinica e il loro inserimento rappresenta una procedura invasiva largamente utilizzata e non da sottovalutare perché in grado di causare disagio al paziente. Da recenti studi emerge che, nonostante la rimozione programmata degli aghi cannula sia una pratica corrente in molti ospedali, la sostituzione regolare del catetere non limita l’insorgenza delle complicanze quali flebite, tromboflebite, infiltrazione, stravaso, occlusione, spasmo venoso, nonché infezioni catetere- correlate (Scales et al., 2005; Nelson et al., 2008). Le più recenti linee guida affermano che gli accessi periferici devono essere riposizionati quando clinicamente indicato e non routinariamente. Al fine quindi di accrescere i benefici terapeutici del paziente, riducendo al minimo l’occorrenza di potenziali eventi avversi e di conseguenza i costi correlati a un utilizzo inappropriato, occorre procedere con la selezione corretta della tipologia di CVP ed effettuare una procedura di cura e gestione puntuale e precisa. La corretta gestione degli accessi vascolari richiede nuove conoscenze, abilità e capacità di gestione dell’intera procedura. A tal proposito, risulta facilmente intuibile come l’operatore sanitario che si occupa della gestione del CVP, deve possedere conoscenze e competenze mirate per selezionare il dispositivo più appropriato per il paziente e per la terapia (Dougherty et al., 2010). Proprio a fronte di quanto sopra illustrato, sarebbe auspicabile adottare una procedura di gestione del paziente con CVP che possa impattare positivamente sulla sicurezza del paziente (Rapetti et al., 2014). L’uso di criteri standard potrebbe inoltre favorire la flessibilità organizzativa, riducendo le non conformità dei comportamenti degli operatori sanitari coinvolti, in un’ottica di miglioramento per la struttura sanitaria, di snellimento ed efficientamento dell’intero processo. Alla luce di queste premesse, diviene molto importante comprendere i potenziali vantaggi relativi all’implementazione di un protocollo standard in ragione dell’ottimizzazione del percorso, così da definire la sua sostenibilità e validità per il processo di gestione dei cateteri venosi periferici. L’obiettivo di questa analisi è stato quello di valutare, in una logica di mini-HTA, le implicazioni correlate all’introduzione in pratica clinica di tale protocollo, così da poter rispondere alle richieste della Direzione aziendale, circa la fattibilità di un investimento nella nuova procedura.

Monica Cirone
M. Enrica Auteri
Lionello Parodi
Roberta Rapetti
Elisabetta Garagiola
Emanuela Foglia
Lucrezia Ferrario
Fabrizio Schettini
Emanuele Porazzi

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