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Ho letto questo articolo sulla rivista ‘x’, sarebbe opportuno cominciare a trattare i pazienti con questa metodica…”. Quante volte ci siamo trovati davanti a ragionamenti di questa natura? Quante volte si assimila l’aggiornamento scientifico aneddotico alla buona pratica clinica? Sebbene questi ultimi due elementi siano profondamente embricati, non sempre un ‘raid’ su PubMed costituisce la risposta giusta ai nostri problemi quotidiani come clinici, ma soprattutto come decision maker del percorso diagnostico e terapeutico dei nostri pazienti. La legge 24/2017, al suo articolo 5: “Buone pratiche clinico-assistenziali e raccomandazioni previste dalle linee guida” recita: “Gli esercenti le professioni sanitarie, nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche, palliative, riabilitative e di medicina legale, si attengono, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate ai sensi del comma 3 ed elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie iscritte in apposito elenco istituito e regolamentato con decreto del Ministro della Salute, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, e da aggiornare con cadenza biennale. In mancanza delle suddette raccomandazioni, gli esercenti le professioni sanitarie si attengono alle buone pratiche clinico-assistenziali”. Se possiamo ritenerci esperti di ‘buone pratiche clinico-assistenziali’ …..

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Giovanni Mandoliti
  • Giovanni Mandoliti